Qualche tempo fa mi sono chiesto se il romanzo storico fosse un genere letterario che potesse, ancora, suscitare interesse tra i lettori.
Prima di continuare questa riflessione, tratteggio brevemente le caratteristiche del romanzo storico.
Il romanzo storico intreccia personaggi e vicende inventate con eventi realmente accaduti. È imprescindibile l’accuratezza della ricostruzione storica basata su: costumi, mentalità, espressioni linguistiche e condizioni sociali dell’epoca del passato in cui è ambientato il romanzo storico. È fondamentale che l’autore riesca a fondere in modo credibile il vero storico con il verosimile letterario.
Il padre fondatore del romanzo storico fu Walter Scott con il suo Ivanhoe del 1819.
Nel 1827, in Italia, Alessandro Manzoni pubblicò “I promessi sposi” che rispettava i canoni del romanzo storico. L’autore milanese usa un particolare artifizio detto del “Manoscritto ritrovato”. Dice, infatti, di aver ritrovato uno scartafaccio del 1660, utilizzando una tecnica già usata addirittura nel 1605 da Cervantes con il suo Don Chisciotte della Mancia. L’autore spagnolo dichiara che non è lui l’autore del romanzo ma di riportare notizie ricevute da altri e di volersene fare “Editore”.
Il Manzoni, inoltre, sfrutta la finzione del “Doppio Narratore” (l’autore sarebbe sia l’Anonimo che ha scritto in origine la storia sia l’Editore che l’ha riscritta e pubblicata) ciò gli consente di creare un duplice piano prospettico, quello relativo alle vicende narrate (del quale è responsabile l’Anonimo che svolge il filo rosso della storia) e quello della riflessione critica su di essa (del quale è responsabile l’Editore) che può interrompere il filo della narrazione e dà spazio a varie forme di commento.
Fatta questa premessa sul romanzo storico, e fatti i doverosi parallelismi con i succitati Autori, a cui non voglio certo paragonarmi ma da cui ho tratto ispirazione, posso rispondere alla domanda del titolo.
Quando ho iniziato a scrivere “I Misteri di Roccapetrosa” ho intrecciato fatti reali con storie verosimili; ho usato un artificio letterario assimilabile allo scartafaccio secentesco del Manzoni e la tecnica del doppio narratore. Ho descritto gli eventi vissuti dall’Appuntato Savarino, sostenuto nelle sue indagini da altri personaggi come l’ostessa Gasparina e il Dottor Di Pasquale; infine ho fatto in modo che la suspense tipica del romanzo giallo accompagnasse il lettore fino all’ultima pagina.
Per tali motivi ho definito “I Misteri di Roccapetrosa” come un romanzo giallo storico.
Mi rivolgo a coloro che hanno già letto il mio libro: pensate che la definizione sia stata adeguata?
Infine invito coloro che ancora non lo hanno letto a ordinare in libreria o su Amazon (senza spese di spedizione) “I Misteri di Roccapetrosa” in modo che possiate godere della lettura e partecipare, poi, a queste riflessioni esponendo il proprio punto di vista.


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