Sinossi: 📖 Simon combatte una guerra invisibile contro il male che avvelena l’anima della donna che ama, Gina, affrontando il dolore, l’incomprensione e la solitudine con fede incrollabile.

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Apro gli occhi e guardo il vuoto sopra di me. La gravità sembra essersi capovolta. Sprofonda nel soffitto. Nero. Punteggiato da lampeggi che passano e vanno via.

Mi interrogo su come abbiamo permesso a quell’essere di entrare nella nostra vita.

Abbiamo forse lasciato la porta accostata per far sì che lui si intrufolasse in casa nostra?

“Simon, come lo hai permesso?” sussurra la mia coscienza.

Drufus

Sono domande che da mesi mi pongo. Non c’è una risposta certa. Forse “lui” è stato con noi da sempre.

Ne avevo percepito la presenza qualche anno fa. Era un periodo in cui il cuore mio e di Gina era tormentato. Abbiamo rischiato di distruggere il nostro sodalizio d’amore, a quel tempo.

Lei mi additava dicendo che “io” ero la causa di tutto.

Che ero “io” a inventarmi le sue sfuriate striate di violenza.

Che ero “io” a non volere un “noi”.

Che “lei” non veniva vista da “me”.

Gina, oh mia adorata Gina.

Fu al culmine della mia disperazione che mi fermai. Tutta la rabbia per ciò che non riuscivo a spiegare piegò la voglia di lasciar perdere tutto. La rabbia accecante mi diede la vista.

Trovai la strada per sfuggire a quel tumulto asfissiante.

Promisi sulla mia Fede e giurai per me stesso che io avrei combattuto fino alla fine. Per la mia famiglia: io e Gina.

Ci vollero alcuni giorni affinché la mia anima mi guidasse sul sentiero della speranza. Ma ci credetti.

Fermamente, tanta Fede ebbi nella mia promessa.

Cessai di spaccarmi le nocche e sfibrarmi i tendini contro le pareti dell’appartamento. Il dolore degli eventi recenti era già un monito sufficiente per non ripetersi.

Ascoltai con una diversa attenzione ciò che Gina diceva durante i suoi geyser di ardore sfasciante.

Notai a quel punto la “sua” presenza. “Lui” si fece vedere ai miei occhi.

Non aveva più timore di essere scoperto.

Interrogai i nostri parenti, sperando che loro confermassero la sua epifania.

Ma quella richiesta di ascolto, più che di aiuto, fu vana. Persino controproducente. Fui additato “io”, di essere “io” il male. Colui che non doveva permettersi di mettere in dubbio la ragione di Gina.

Mi feci ancor più forza sulla mia promessa di Fede: quella guerra l’avrei vinta. Anche da solo, per “lei”: Gina.

Urla e assenza di abbracci lasciarono tragiche crepe nel pavimento in casa. Per qualche tempo ci fu una stasi da trincea nel fumo delle granate lanciate tra noi.

Non demorsi. La fatica si fece insopportabile. Il lavoro fu la valvola che mi concesse ore di svago altrettanto stancante e complesso, prima di tornare alla faida di quartiere familiare.

Passarono settimane e la voglia di amarsi era presente, saltuaria ma presente. Un arcobaleno si mostrava tra le due linee per ricordare che la famiglia era ancora “una” e basata su sinceri sentimenti.

Sbandierai svariate volte un drappo bianco verso di lei. Forse le macchie di sangue che lo sozzavano non permettevano di notare il candore in fondo ad esso.

Perciò non arretrai e un giorno decisi di venir fuori dalla trincea. Non mi faceva più paura.

Lo avevo rivisto, “lui”: la teneva a tiro, ringhiava e la mordeva alle caviglie. Era di nuovo lì, “lui”.

Controllava i movimenti di Gina e la teneva incatenata a sé.

Camminai con quel timore che potesse essere l’ultimo miglio prima del grande buio tra noi.

Drufus, Gina e Simon

Poi vidi che “lui” era accasciato al terreno e dormiva; ciò mi colse quasi di sopresa. Era assorto in un sonno agitato sì, ma profondo e imperversato da incubi.

Corsi con quanta energia avevo in corpo. Chissà da quale altro luogo metafisico, me ne arrivò dell’altra. La abbracciai e insieme scappammo. “Io” e “lei”.

Gina rivide l’amore, il mio per lei. Sincero e sprezzante. Per lei e per ciò che eravamo stati e che saremmo potuti ancora essere. “Noi”.

Il tempo rimise qualche coccio al posto giusto, ma un giorno quell’essere si ripresentò. Questa volta più subdolo.

Si insinuò giorno dopo giorno tra i pensieri della mia amata Gina. Oh come ti amo, Gina.

Sentii il suo puzzo andare e svanire di tanto in tanto. Lo notai, ringhiare dietro la mia Gina.

Era ormai una lotta a facce scoperte. Lui e io. Gina dietro di lui. Lei di nuovo impotente.

Decisi di dare un nome al nemico. Identificarlo con un appellativo preciso mi avrebbe permesso di inveire nei suoi confronti. Attirando la sua attenzione per distoglierla da lei.

Un giorno, lui era assente. Non lo vidi davanti a Gina e lei era di spirito più positivo. Raro istante da prendere al volo.

Le parlai di ciò che vedevo attorno a lei. Le dissi parole di mieloso amore e di speranza.

Questa volta la guerra non era su due fronti, in cui io e lei eravamo distanti. Ora era una guerra intestina, dentro di lei.

Parlammo ore su ore, per giorni, intervallati da sfuriate di quell’essere infido che le toglieva fiducia e voglia di vivere.

Decidemmo il piano. Lei avrebbe dovuto aprire le porte del suo inconscio.

Io l’avrei protetta e supportata. Io ero pronto. Lei era pronta.

Così noi dichiarammo guerra totale al suo nemico atavico: lo chiamammo Drufus.

E, infine, vincemmo.

Autore: Alca. Tutti i diritti riservati.

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