Sinossi: 📖 In una sala d’attesa dove il tempo sembra giocare brutti scherzi, un personaggio vanitoso e impaziente si confronta con un orologio in attesa della sua tatuatrice. Ma è nel battito di un secondo che si nasconde il significato più profondo.

Tempo di lettura: 3 minuti

Bianconiglio batteva il piede con nervosismo. Il ticchettio dell’orologio al muro lo innervosiva. Se la lancetta dei secondi correva veloce con quel ritmo sfrenato, quelle dei minuti e delle ore sembravano essersi bloccate.

Per sciogliere la tensione si massaggiava il bicipite gonfio di muscoli.

Aveva lavorato sodo, pensò, per ottenere quella massa definita.

Sala d'attesa per Bianconiglio

Gli venne voglia di mangiare, tanto e con voracità. Ma non lo avrebbe fatto.

Quel dannato orologio lo guardava di sottecchi lì, sopra la porta della tatuatrice.

Si aggiunse il ronzio del percussore ad inchiostro che proveniva da quella stanza.

Quegli oggetti stavano tramando contro di lui.

Digrignò i denti e fece uno scatto innaturale con il collo. Anche il suo tic si era aggiunto al resto dei ticchettii.

Chiuse gli occhi per un istante. Sospirò, più che respirare.

Un brivido gli corse lungo la schiena quando il tintinnio della campanella suonò, annunciando un nuovo avventore dalla porta di ingresso.

Si lisciò il ciuffo biondo platino verso la nuca, accarezzando il capo con la sua mano guantata. Era un suo gesto automatico per far risaltare la perfezione dei suoi bicipiti al nuovo pubblico. Un altro suo tic.

Si sentì un idiota quando realizzò che stesse gonfiando il petto verso un fattorino che, svelto, si infilò nella porta sotto l’orologio.

Per quel fattorino il tempo di consegna era vitale e non avrebbe notato neanche un elefante in quella sala di attesa.

Altro tic e tirò su col naso, mostrando un canino d’oro luccicante.

Restava da esporre solo il piercing alla lingua con il diamante sfaccettato, e poi la sagra della mercanzia tamarra sarebbe finito.

Guardò la cornice circolare del suo più acerrimo nemico. Era luccicante e argentea. Quasi si spaventò quando gli parve di vedere la lancetta dei minuti scattare in senso antiorario. Ma poi essa fece uno scatto in avanti e si mise al posto che le competeva: un minuto avanti.

Continuò a battere il tempo a frequenze multiple rispetto alla lancetta dei secondi.

La moquette sotto il suo tacco attutiva i tocchi e per questo ringraziava quella moda anni ’70 che ancora resisteva in quell’allestimento.

Non si accorse che la tatuatrice era davanti a lui con le mani poggiate ai fianchi.

Strabuzzò gli occhi guardando dritto nell’ombelico della donna.

“W-wow” sussurrò ammirando il ghirigoro penzolante.

“Sei pronto per il tatuaggio, piccolino?”

Bianconiglio gonfiò il petto in un impeto di orgoglio, e saltò giù dalla cassa su cui era seduto.

Annuì alla donna che lo squadrava con un sopracciglio più alto dell’altro, non celando di essersela presa per quel nomignolo.

Sedutosi di fianco alla tatuatrice, Bianconiglio si diede un tono e chiese alla ragazza il suo nome.

“Il mio nome è Alice, come il nome dello studio di tattoo in cui sei seduto. Hai altre domande, piccolino?”

Si ricordò di avere lasciato una domanda in sospeso, quindi la sparò fuori veloce, come a voler evitare che iniziasse la serie infinite di punture del percussore a inchiostro.

“Quanto dura un tatuaggio?” Chiese.

“Per sempre, piccolino. Vuoi che te lo faccia col pennarello della scuola?!” Rispose sarcastica, Alice.

Ancora una volta si diede dell’idiota.

“Quanto tempo è per sempre?” chiese Bianconiglio, quasi dubbioso a quel punto.

“A volte, solo un secondo” rispose Alice.

Alice e Bianconiglio

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Autore: Alca. Tutti i diritti riservati.

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